Descrizione.

Il disturbo di dismorfismo corporeo si caratterizza per l’eccessiva preoccupazione verso difetti o imperfezioni percepiti nel proprio aspetto fisico, tali da portar la persona a considerarsi da brutta, non attraente fino ad anormale o deforme. Queste imperfezioni percepite non sono riscontrate dagli altri se non lievemente. Causano un disagio clinicamente significativo (ansia, depressione) o compromissioni del funzionamento sociale (l’evitare alcuni contesti sociali fino ad isolarsi), lavorativo o di altre aree della vita della persona. Le preoccupazioni potrebbero quindi variare dal percepirsi “non attraente” fino ad “un mostro”, focalizzarsi su una o molte aree qualsiasi del corpo ed includere inoltre la percezione di particolari asimmetrie. Tali preoccupazioni sono intrusive, in genere vi si presta attenzione dalle tre alle otto ore al giorno, quindi consumano molto tempo nella vita della persona in quanto sono difficili da controllare o da resistervi.

Per alleviare lo stress, tendenzialmente la persona attua azioni mentali quali il confrontare continuamente il proprio aspetto fisico con quello degli altri, oltre a comportamenti ciclici quali il controllarsi, allo specchio o su altre superfici riflettenti, i propri difetti percepiti, l’agire su di essi attraverso una eccessiva cura del proprio aspetto esteriore (ad esempio sistemando frequentemente la pettinatura, il trucco, la rasatura e la depilazione), talvolta sostenuta da aquisti fuori controllo per i prodotti di bellezza e per i trattamenti estetici nel campo della chirugia e/o della dermatologia.

Altri comportamenti caratteristici di questo disturbo sono il camuffarsi (ad esempio applicarsi continuamente il trucco o coprire le aree non gradite con cappelli od abiti sempre diversi e frequentemente cambiati); il chiedere frequentemente rassicurazione agli altri riguardo l’apparenza delle proprie imperfezioni percepite; il toccarsi le aree non gradite per controllarle; il far eccessiva attività fisica.

L’insieme di queste strategie istintive porta, nel lungo termine, ad un controproducente aumento dell’ansia e della depressione.

L’età di insorgenza più comune risulta intorno ai dodici-tredici anni, mentre quella media tra i quindici ed i diciassette. I fattori ambientali associati sono le esperienze di trascuratezza ed abuso in infanzia. Quando insorge entro i diciotto anni di età vi sono maggiori probabilità di ideazione e pianificazione suicidaria rispetto a quando compare in età adulta. I fattori genetici e fisiologici coinvolti mostrano un’alta prevalenza nei parenti di primo grado di persone con disturbo ossessivo-compulsivo (American Psychiatric Association, 2013).

“Never good enough”. Un breve documentario sul disturbo di dimorfismo corporeo.

Le avversità sociali ed i loro effetti.

Le avversità sociali tra gli adolescenti, quali ad esempio la vittimizzazione, l’essere ignorati, esclusi, rifiutati, derisi, oggetti di gossip da parte dei loro pari, produrrebbero in loro le caratteristiche del disturbo di dismorfismo corporeo. L’escalation delle manifestazioni di tale disturbo, misurato con l’Appearance Anxiety Inventory (Veale et al. 2014), comporta nel soggetto una riduzione dell’accettazione percepita da parte dei suoi pari (Webb et al., 2016).
Sono state studiate separatamente, in soggetti con disturbo di dismorfismo corporeo, la sensibilità al rifiuto personale (sensibilità sotto forma di maggiori preoccupazioni ed ansie di essere rifiutati dagli altri poiché negativamente considerati a livello personale) e la sensibilità al rifiuto fondato sull’apparenza esteriore (sensibilità sotto forma di maggiori preoccupazioni ed ansie di essere rifiutati dagli altri a causa della propria apparenza esteriore).
Quest’ultima, misurata con l’Adolescent Appearance-RS Scale (Webb et al. 2014), si associa alla maggior gravità del disturbo di dismorfismo corporeo, a depressione e peggiori condizioni di salute generale, mentre la maggiore sensibilità al rifiuto personale si associa ad un disturbo di dismorfismo corporeo di minor gravità, a depressione, a peggiori condizioni di salute mentale e salute generale, oltre a peggiori livelli di funzionamento, fisico e sociale (Kelly, 2014).
La sensibilità al rifiuto fondato sull’apparenza esteriore media la relazione tra l’esperienza di vittimazione fondata sull’apparenza esteriore ed il disturbo di dismorfismo corporeo, oltre a mediare parzialmente la relazione tra ansia sociale e disturbo di dismorfismo corporeo. Quindi, persone con ansia sociale o con storia di vittimazione fondata sull’apparenza esteriore potrebbero avere distorsioni nell’interpretare i rifiuti fondati sull’apparenza esteriore, tali da contribuire in loro la formazione di estreme preoccupazioni, caratteristiche del disturbo di dismorfismo corporeo (Lavell, 2014).
Sono frequenti i comportamenti protettivi di evitamento di alcune esperienze relazionali o sociali, a cui si associano aumenti di depressione (Wilson, 2014).
ll disturbo di dismorfismo corporeo sarebbe interpretato sulle evidenze di esperienze sociali avverse, vissute in infanzia e prima adolescenza, e sulle distorsioni percettive delle informazioni sociali, responsabili di render la persona incline a percepire il rifiuto, le cui cause crede di attribuire a difetti nella propria apparenza esteriore. Tra gli adolescenti, tali preoccupazioni per il rifiuto e l’apparenza esteriore sono maggiormente presenti nelle dinamiche di derisione inflitta tra maschio e femmina, fenomeno definito “Cross-Sex Peer Teasing” (Webb et al., 2015).
Le esperienze sociali avverse e la sensibilità al rifiuto sarebbero inoltre fra le principali cause degli stati di solitudine e depressione vissuti dai soggetti nella prima adolescenza (Zimmer-Gembeck et al., 2014).

Prevenzione.

Poichè la dimensione relazionale appare prevalente nella genesi del disturbo di dismorfismo corporeo, la prevenzione potrebbe proprio includere il contesto ambientale accademico in cui lavorare al fine di attenuare i comportamenti aggressivi ed offensivi costitutivi delle avversità sociali, oltre a promuovere relazioni positive, entro una cornice di rispetto ed empatia.
Le pratiche di Mindflulness/Compassion Training, individuali e di gruppo, sono state proposte per aiutare a considerare sé e gli altri con gentilezza e compassione, far crescere le motivazioni prosociali, riflesse dal piacere di aiutare gli altri quando sono in difficoltà (Roeser, 2014).

Trattamento.

Il trattamento cognitivo comportamentale per il ditsurbo di dismorfismo corporeo ha dimostrato di poter ridurre, nell’arco di 90 giorni, la gravità delle caratteristiche associate a tale disturbo. Prevede la formulazione del caso nell’ottica cognitiva; la psicoeducazione verso la natura del disturbo; le strategie per aumentare la motivazione all’aderenza del trattamemnto psicologico; la ristrutturazione cognitiva dei pensieri e delle credenze negative riguardo l’apparenza esteriore, oltre alla ristrutturazione profonda delle credenze della persona riguardo l’idea di non amabilità, causata dai difetti fisici percepiti; le esposizioni comportamentali per ridurre l’evitamento dei contesti sociali e la prevenzione dei comportamenti di controllo dei propri difetti percepiti; la mindfulness per aiutare le persone ad accettare il loro corpo ed il training percettivo per ampliare le prospettive globali e non solo quelle selettive, della loro apparenza esteriore, attraverso l’uso di un linguaggio puramente descrittivo mentre sono di fronte ad uno specchio (Willhelm et al., 2014).

Prima conferenza internazionale sul disturbo di dimorfismo corporeo.

Per approfondire ed info: http://www.gianfilippoorsanigo.it/contact/

Bibliografia.

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Veale, D., Eshkevari, E., Kanakam, N., Ellison, N., Costa, A., & Werner, T. (2014). The appearance anxiety inventory: validation of a process measure in the treatment of body dysmorphic disorder. Behavioural and Cognitive Psychotherapy, 42, 605–616.

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