Descrizione.

La violenza all’interno delle relazioni intime, definita nel mondo anglosassone nei termini di Intimate Partner Violence (IPV), rappresenta il maggior problema sociale e di salute in qualunque comunità, cultura e nazione del mondo (World Health Organisation, 2014), descrive la presenza di violenza fisica, violenza sessuale, stalking ed aggressione psicologica inflitta dal partner intimo attuale o passato. Nonostante nella grande maggioranza dei casi le vittime sono le donna ed i figli (Breiding et al., 2014), sono stati documentate violenze emotive in relazioni omosessuali maschili (Woodyatt, 2016) e commesse da donne verso uomini a livello emotivo (Balabukha et al., 2016) e sessuale (Salwen, 2016).

Un partner intimo è una persona con la quale si ha una relazione intima, che sia caratterizzata da alcune di queste caratteristiche: connessione emotiva; contatto regolare; comportamento sessuale o contatto fisico; identità di coppia; familiarità e conoscenza delle vite reciproche. Esempi di partner intimi sono: partner attuali o ex, persone sposate, fidanzate, di prime frequentazioni, di primi rapporti sessuali; include inoltre relazioni eterosessuali ed omosessuali, ma non richiede necessariemente la presenza di intimità sessuale.

La IPV varia in frequenza e gravità, da un episodio che potrebbe o no aver un effetto durevole ad una grave e cronica serie di episodi lungo un periodo di anni. Vi sono quattro generi di IPV, violenza fisica, violenza sessuale, Stalking e Cyberstalking, aggressione psicologica.

Violenza fisica.

Riguarda l’uso intenzionale della forza fisica con potenziali cause di morte, disabilità, danno o ferite. Include graffiare, spingere, spintonare, afferrare, mordere, soffocare, agitare (shakerare), tirare violentemente i capelli, schiaffeggiare, punzonare, colpire, bruciare, aggredire con un’arma o con le proprie mani. La violenza fisica include pure la costrizione verso qualcuno a commettere alcune di queste violenze.

Violenza sessuale.

La violenza sessuale comprende gli atti di violenza sessuale, parziale o completa, accaduti senza il consenso della vittima, inclusi i casi in cui la vittima non è in grado di fornire un esplicito consenso a causa di intossicazioni da sostanze. Si differenzia in cinque categorie, prevede sempre l’assenza del consenso esplicito della vittima.

Stupro.

Include penetrazioni vaginali, orali, anali, completi o parziali, forzati o facilitati da assunzioni di sostanze, attraverso l’uso della forza contro la vittima o minacce di danneggiarla fisicamente.

Istigazione alla penetrazione.

Include episodi completi o parziali, forzati o facilitati dall’assunzione di sostanze, in cui la vittima è stata penetrata dal perpetratore o da qualcun altro.

Pressioni psicologiche.

Include gli episodi in cui la vittima è stata pressata verbalmente, oppure attraverso intimidazione o eccesso di autorità, per “acconsentire” di essere penetrata.

Contatto sessuale non gradito.

Include l’intenzione di toccare zone del corpo quali genitali, ano, inguine, petto, interno coscia, e glutei, su pelle o attraverso i vestiti, della vittima o costringerla a toccarle nel perpetratore.

Esperienze sessuali (prive di contatto) non gradite.

Includono gli eventi sessuali privi di natura fisica. Ad esempio, l’esposizione a materiale pornografico; molestie sessuali verbali o comportamentali; minacce di violenza sessuale; diffusione di foto e video di rapporti sessuali della vittima.

Stalking e Cyberstalking.

Lo Stalking consiste di non gradite e costanti attenzioni e contatti che causano paura o preoccupazione per la propria sicurezza o quella di qualcun altro (ad esempio membri della famiglia o amicizie). Si manifesta con continue e non gradite chiamate telefoniche, email, messaggi, cartoline, lettere, fiori o altri elementi non piacevoli da ricevere per la vittima. Lo Stalking comprende l’osservare o seguire dalla distanza; spiare; comparire in alcuni luoghi; introdursi nella casa o nell’auto; danneggiare la proprietà privata; far del male o minacciare di farlo all’animale domestico; minacciare di danneggiare fisicamente la vittima. Il Cyberstalking comprende l’offendere ed il danneggiare attraverso continui messaggi terrorizzanti, la pubblicazione di contenuti diffamatori, il controllo e/o l’accesso ai profili virtuali, furto d’identità virtuale, modificazione e/o distruzione dei contenuti personali della vittima.

Aggressione psicologica.

Riguarda l’uso della comunicazione verbale e non verbale con l’intenzione di danneggiare a livello mentale ed emotivo, oltre ad esercitare un controllo sull’altra persona. Include espressioni aggressive quali l’umiliazione; il controllo coercitivo (limitando l’accesso ai trasporti, alle finanze, agli amici ed alla famiglia; il controllo eccessivo degli spostamenti); minacce di violenza fisica e sessuale; controllo della salute sessuale o riproduttiva (ad esempio il rifiuto di usare il contraccetivo anticoncezionale o imporre di terminare la gravidanza); sfruttare la vulnerabilità della vittima (stato di immigrazione, di disabilità) o le proprie; fornire false informazioni per far dubitare la vittima della propria memoria e della propria percezione (Centers for Disease Control and Prevention, 2001).

Analisi globale della Intimate Partner Violence nei paesi emergenti.

Alcuni strumenti utili per proteggersi.

La Legge tutela la persona dalla violenza fisica e psicologica mediante previsioni contenute nel Codice Civile e forme di reato descritte da molti articoli del Codice Penale quali:

  • art. 342 bis C.C. – Ordini di protezione contro gli abusi familiari;
  • art. 570 C.P. – Violazione degli obblighi di assistenza familiare;
  • art. 571 C.P. – Abuso dei mezzi di correzione o di disciplina;
  • art. 572 C.P. – Maltrattamenti in famiglia o verso fanciulli;
  • art. 575 C.P. – Omicidio;
  • art. 580 C.P. – Istigazione o aiuto al suicidio;
  • art. 581 C.P. – Percosse;
  • art. 582 C.P. – Lesione personale;
  • art. 583 bis C.P. – Pratiche di mutilazione degli organi genitali femminili;
  • art. 594 C.P. – Ingiuria;
  • art. 595 C.P. – Diffamazione;
  • art. 605 C.P. – Sequestro di persona;
  • art. 609 bis C.P. -Violenza sessuale;
  • art. 609 octies C.P. – Violenza sessuale di gruppo;
  • art. 610 C.P. – Violenza privata;
  • art. 612 C.P. – Minaccia;
  • art. 612 bis C.P. – Atti persecutori (stalking);
  • art. 616 C.P. – Violazione, sottrazione e soppressione di corrispondenza;
  • art. 617 C.P. – Cognizione, interruzione o impedimento illeciti di comunicazioni o conversazioni telegrafiche o  telefoniche;
  • art. 617 bis C.P. – Installazione di apparecchiature atte ad intercettare od impedire comunicazioni o conversazioni telegrafiche o telefoniche;
  • art. 660 C.P. – Molestia o disturbo alle persone.

Per questa ragione vi sono alcune alcune risorse da contattare, predisposte proprio ad aiutare le vittime che credono non ci siano vie di uscita e che difficilmente hanno le energie per cercare aiuto.

La pagina del sito dell’Arma dei Carabinieri riguardo lo stalking. I diritti e gli strumenti di protezione per le vittime.Pagina Stalking del sito dell'Arma dei Carabinieri

La pagina del sito del Ministero dell’Interno sul progetto “…Questo non è amore”.Pagina del Ministero dell'Interno, Progetto "...Questo non è amore"

La pagina del sito della Polizia di Stato riguardo lo stalking. I diritti e gli strumenti di protezione per le vittime.Pagina Stalking del sito della Polizia di Stato

La pagina del sito della Polizia Postale e delle Comunicazioni riguardo il Cyberstalking.Pagina Cyberstalking del sito della Polizia Postale e delle Comunicazioni

La pagina del sito Telefonorosa. Attivo 24 ore su 24 al numero telefonico gratuito 1522.

Pagina dei contatti del sito telefonorosa.it

Gli effetti sulla prole.

Circa duecentosettantacinque milioni di bambini nel mondo sono esposti ad IPV (Unicef, 2006). Sono a rischio di gravi condizioni di salute fisica, psicologica e sociale. La depressione delle madri vittime di IPV e lo stress genitoriale hanno un ruolo cruciale nei problemi comportamentali internalizzanti (depressione, disturbo d’ansia, disturbo ossessivo-compulsivo) ed esternalizzanti (disturbo oppositivo-provocatorio, disturbo della condotta) della prole. In particolare, le femmine sono quelle maggiormente travolte dall’esposizione ad IPV poiché comunemente i bambini si identificano con i genitori del loro stesso sesso (Bair-Merritt et al., 2015).

I bambini dipendono dalle relazioni di cura per crescere in salute ed esser in grado di attraversare le influenze degli stress ambientali quali la IPV. Poichè le madri vittime di violenza hanno quasi sempre una grave condizione di depressione, queste relazioni di cura sono raramente presenti (Maddoux et al., 2014).

L’interruzione delle relazioni violente aiuterebbe la riduzione dell’esposizione della prole alla IPV, questa soluzione pare generalmente di difficile attuazione in quanto sono coinvolte molte variabili tra cui le preoccupazioni finanziarie e di sicurezza della vittima. Si propone quindi di agire non solo sulle dinamiche della relazione violenta, quanto sullo stress genitoriale e la depressione della madre vittima di IPV, al fine di fornire consapevolezza e strumenti per affrontare le paure del presente e le ansie per il futuro (Bair-Merritt et al., 2015).

La violenza in casa vissuta dalla prospettiva dei figli.

Prevenzione.

Poiché la IPV costituisce un problema di scala mondiale, sarebbe opportuno inserirla nello screening clinico (Collett, 2015). Alcuni ricercatori hanno ideato uno strumento, il Partner Violence Acceptability Movie Task (PVAM), in grado di rilevare il grado di accettabilità della violenza all’interno delle relazioni intime (Gracia, 2015), variabile questa associata a sessismo ed accettazione in generale della violenza nelle relazioni sociali (Herrero, 2016). Poiché le prime esperienze di violenza nelle relazioni intime avvengono generalmente dopo i primi tre anni di relazione, mediamente verso i ventitré anni di età, sarebbe opportuno fare prevenzione primaria entro i diciannove anni di età (Peterman, 2015). Tra gli adolescenti, pare molto efficace la prevenzione effettuata con interventi educativi a lungo termine, in contesti accademici e sociali, per creare rapporti equi e rispettosi tra i generi, oltre ad approfondire con trattamenti psicologici gli adolescenti con storie di maltrattamento (Lundgren., 2015).

Solo il 5% delle donne che hanno avuto, nel corso della loro vita, esperienza di IPV, sono state identificate al Pronto Soccorso (McGarry, 2015). Il personale medico ed infermieristico, in particolare all’interno del Pronto Soccorso ed in generale qualunque professionista della Salute, potrebbe aiutare ad indentificare le vittime di IPV. A tal fine occorrerebbe una approfondita conoscenza e comprensione delle sua varie forme, cause, prevalenze, effetti e manifestazioni (Ali, 2016).

Un training online, proposto in Gran Bretagna, per identificare la IPV tra i pazienti del Pronto Soccorso.

Domestic Abuse Basic Awareness Training

Altro esempio britannico di training per identificare la IPV.

SafeLives Ending Domestic Abuse

Per approfondire ed info: http://www.gianfilippoorsanigo.it/contact/

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