Descrizione.

“Nella mente della musica”, un articolo per portare il lettore nella profondità dell’esperienza musicale, dalle prospettive della psicologica e delle neuroscienze.

La musica costituisce una caratteristica universale delle società e culture dell’Uomo, fin dalla sua creazione. La predisposizione innata verso la musica è stata dimostrata dalla presenza di reazioni limbiche (espressioni emotive manifestate da comportamenti non verbali) alla musica nei neonati (Perani et al., 2010), dalla presenza di movimenti sincroni alla musica nei bambini di cinque mesi di età (Zentner, 2010), dall’esperienza comune tra gli adulti di vivere e regolare le proprie emozioni attraverso l’esperienza musicale (Juslin, 2004).

La tensione musicale.

I suoni musicali non sono casuali e caotici, sono strutturati nel tempo, nello spazio e nell’intensità. Tale strutturazione caratterizza i toni singoli, quelli simultanei (ad es. gli accordi) e le sequenze di suoni, dalle melodie alle sinfonie. La percezione delle strutture musicali genera emozioni particolari, in grado di emergere senza riferimenti al mondo dei concetti, delle memorie, delle relazioni sociali. Questa elaborazione si definisce “tensione musicale”.

A livello percettivo, i fattori acustici quali l’armonia o la dissonanza sensoriale, la rumorosità ed il timbro, influiscono sulla tensione musicale fino a cambiare la gradevolezza della traccia musicale.  L’armonia e la dissonanza sensoriale sono rappresentate a livello innato nel tronco cerebrale (Tramo, 2001), questo regola l’attività dell’amìgdala basolaterale, una regione cerebrale accesa durante l’elaborazione delle emozioni (Fritz, 2005). Inoltre, la percezione dell’informazione acustica conduce a previsioni acustiche di basso livello (Bendixen, 2012) ed appare regolata dalle inferenze e dalle previsioni di alto livello (Friston, 2013).

La combinazione di elementi acustici porta quindi alla formazione della struttura musicale, il cui interesse (ad es. la sua continuità, le sue regolarità fondamentali o la sua logica) costituisce una parte della tensione musicale. La stabilità di una struttura musicale, ad esempio una battuta stabile o la sua perturbazione (ad es. con un accelerando o con un ritardando, con una sincope o con un fraseggio fuori battuta), contribuisce alla formazione della tensione musicale (Pressing, 2002). Nella musica tonale, la stabilità di una struttura tonale è correlata alla rappresentazione del centro tonale (Bharucha, 1983). L’allontanamento dal centro tonale crea tensione, mentre il ritorno ad esso evoca distensione (Lerdahl, 2007; Farbood, 2012; Lehne, 2013).

La dimensione emotiva.

La codifica emotiva della voce e della musica avviene nella regione cerebrale dell’amìgdala, quando tale codifica richiama le tracce di memoria, si attiva in associazione un’altra regione cerebrale, quella dell’ippocampo (Fruhholz, 2014). L’espressione di un’emozione attraverso la musica, quale gioia o tristezza, attiva i processi fisiologici associati all’emozione. Ad esempio, una musica percepita gioiosa, attiva le fasce muscolari degli zigomi, aumenta la conduttanza cutanea e la frequenza del respiro. Al contrario, una musica percepita triste, attiva le fasce muscolari dei muscoli corrugatori (Lundqvist, 2009; Khalfa, 2008). Sono state documentate alcune analogie tra l’espressione delle emozioni nella musica Western e la prosodia affettiva, formata dalle caratteristiche del tono, della rumorosità e della frequenza di articolazione con cui si accompagna il linguaggio.

Ad esempio, le caratteristiche acustiche del linguaggio quando esprime gioia (tempo veloce, alto volume, alta variabilità di toni) sono simili a quelle rilevate nella musica che esprime gioia (Juslin, 2003). Analogamente alla prosodia affettiva, universalmente comprensibile, si crede quindi che pure gli individui non esperti di musica Western siano in grado di riconoscere l’espressione di tre emozioni fondamentali (gioia, paura, tristezza) (Fritz, 2009). Quindi, la musica (non necessariamente quella Western) e la prosodia affettiva caratterizzano i segnali acustici universali per l’espressione emotiva e sono in grado di evocare processi di contagio emotivo.

Un’interessante ricerca ha dimostrato che ascoltare musica metal “estrema”, contrariamente alle credenze di qualche luogo comune, non causa rabbia ed espressioni di rabbia quali aggressioni e delinquenza. Il disegno prevedeva l’induzione sperimentale di rabbia, misurata attraverso la Positive and Negative Affect Scale (PANAS) e la variazione della frequenza cardiaca, prima di un periodo di tempo in cui il soggetto avrebbe ascoltato musica metal “estrema” o silenzio. I risultati hanno mostrato che l’ostilità, l’irritabilità e lo stress percepito aumentavano nella fase di induzione di rabbia e diminuivano sia nei soggetti in condizione di silenzio, sia in quelli in condizione di ascolto di musica metal “estrema”; la frequenza cardiaca diminuiva nella condizione di silenzio mentre non variava nella condizione di ascolto di musica metal “estrema”. In sostanza, quando una persona vive un’emozione di rabbia, se ascolta questo genere di musica, la sua espressione di rabbia non aumenterà (Sharman, 2015).

Una particolare esperienza attinente la dimensione musicale riguarda il provar piacere con musica triste. Questo apparente paradosso è stato recentemente dimostrato dall’esistenza di processi cerebrali paralleli, grazie ai quali si vivono contemporaneamente emozioni positive e negative. Tali processi sono generati dal contesto, dalla predisposizione della personalità, dagli umori, dalle esperienze passate, dal condizionamento culturale, dalle norme sociali e dai fattori ambientali (Schubert, 2016).

La dimensione cognitiva.

Le preferenze soggettive verso determinate musiche sono determinate dalla personalità e dagli stili cognitivi.

Ascoltare musica implica una serie di abilità cognitive fra cui l’elaborazione percettiva: attribuire un senso al contenuto; la reazione affettiva: reagire emotivamente e fisiologicamente; l’interpretazione intellettiva: interpretare nel dettaglio quanto gli elementi emozionali ed acustici si relazionano all’insieme; la previsione: anticipare la direzione attesa ed interpretare i pensieri e le emozioni del musicista. Quando tali facoltà cognitive sono compromesse si parla di amusia (Clark, 2015).

Queste abilità musicali coincidono parzialmente con le tendenze ad empatizzare e sistematizzare.
L’empatia riguarda l’abilità di identificare, predire e reagire adeguatamente agli stati mentali altrui. Le persone con inclinazione all’empatia reagiscono emotivamente e fisiologicamente quando ascoltano o suonano musica.
La sistematizzazione  riguarda l’abilità di identificare, predire e reagire adeguatamente ad un comportamento, analizzandone le regole che lo governano. Le persone con inclinazione alla sistematizzazione percepiscono ed interpretano il contenuto musicale, focalizzandosi su quanto nel dettaglio gli elementi di una traccia musicale si relazionino all’insieme attraverso l’analisi e la destrutturazione delle caratteristiche sonore.

Le differenze individuali in questi due costrutti sono misurabili attraverso la Empathy Quotient (EQ) e la Systemizing Quotient-Revised (SQ-R). Chi ha prevalenza nell’EQ si definisce una persona E, chi ha prevalenza nella SQ-R si definisce una persona S, quando non ci sono prevalenze particolari si parla di persone bilanciate, B. Generalmente il tratto E caratterizza le femmine, quello S i maschi.

Sono state documentate le preferenze di genere musicale associate a questi tratti, gli E virano su una dimensione calma (R&B, Soul, Adult Contemporary, Soft Rock), quelli S verso quella intensa (Punk, Heavy Metal, Hard Rock).
I tratti E preferiscono musica con bassa attivazione, descritta nei termini di “gentile”, “calda”, “sensuale”, triste e depressiva, con profondità emotiva, descritta nei termini di “poetica”, “rilassante”, “meditativa”.
I tratti S preferiscono musica con alta attivazione, descritta nei termini di “forte”, “tesa”, “elettrizzante”, animata, con profondità cerebrale, descritta nei termini di “complessità” (Greenberg, 2015).

Le funzioni sociali.

La musica include molte funzioni sociali, l’abilità e la necessità di usarle sono parte di cosa ci rende esseri umani. Gli effetti emozionali includono esperienze di gratificazione, divertimento, gioia, felicità. L’esclusione a lungo termine da queste esperienze comporta effetti negativi sulla nostra saluta e sulla nostra prospettiva di vita (Cacioppo, 2008).

Tendenzialmente la musica crea contatto fra le persone, contrastando quindi l’isolamento. Un’altra funzione riguarda l’attivazione della cognizione sociale per comprendere la mente del compositore. Interessanti sono state le scoperte delle facoltà di cognizione sociale per il dominio musicale, conservate nei soggetti con disturbo dello spettro autistico (Caria, 2011), suggerendo quindi le potenzialità della musicoterapia nel trasferire le abilità sociocognitive dal dominio musicale a quello non musicale nelle persone con tale disturbo (Allen, 2010).

Interessarsi alla musica favorisce la co-patia; con questo termine ci si riferisce all’emozionarsi empaticamente in gruppo  durante un’esperienza musicale, fino a vivere un comune ed omogeneo sentimento. La co-patia comporta la diminuzione dei conflitti e la promozione della coesione del gruppo (Huron, 2001), aumenta il benessere durante la produzione e l’ascolto di musica (Koelsch, 2010), è uno strumento essenziale dell’identificazione emozionale per alcune persone con particolari stili di vita, subculture, gruppi etnici o classi sociali (Russell, 1997).

La musica coinvolge la comunicazione. Varie ricerche neuroscientifiche e comportamentali hanno documentato una notevole condivisione neurale tra la produzione e la comprensione del linguaggio e della musica (Koelsch, 2012; Patel, 2008). In virtù di questo, per aumentare le abilità comunicative, si propone di considerare la musicoterapia.

Suonare comporta la coordinazione di azioni e la sincronizzazione con altre fonti acustiche. Già in bambini di trenta mesi di età si registra la preferenza nel sincronizzare un’attività con percussioni ad una fonte musicale esterna umana rispetto ad una artificiale, diffusa via altoparlante (Kirschner, 2009). Questo effetto origina dal piacere emergente quando le persone coordinano tra loro i movimenti, vivendo un senso di identità di gruppo (Overy, 2009). La sincronizzazione dei movimenti, durante la produzione musicale, aumenta la fiducia ed il comportamento cooperativo, sia tra gli adulti (Launay, 2013), sia tra i bambini (Kirschner, 2010).

Una convincente prestazione musicale, formata da molti musicisti, si raggiunge solo con la cooperazione, la quale implica la condivisione di scopi ed obiettivi, restituisce un senso di piacere, aumenta la fiducia reciproca e la progettazione di future cooperazioni tra le persone (van Veelen, 2012). La musica aumenta inoltre la coesione sociale del gruppo, aiutando quindi ad assolvere la necessità di appartenenza (Cross, 2008).

Le funzioni cliniche.

Poiché la musica produce un istantaneo effetto piacevole ed è facilmente accessibile, è stato proposto da una parte della psichiatria indiana, di inserire la musica tra le applicazioni cliniche moderne, fondate sull’attuale letteratura scientifica (Sanivarapu, 2015). Usare la musica per il trattamento di alcuni disturbi neurologici e psichiatrici è ad oggi un’ipotesi supportata dalle modificazioni cerebrali registrate in quelle strutture coinvolte nell’elaborazione delle emozioni, quali l’amìgdala, il nucleo accumbens, l’ipotalamo, l’ippocampo, l’insula, la corteccia del cingolo e quella orbitofrontale, durante l’ascolto o la produzione di musica (Koelsh, 2014).

Le variazioni fisiologiche prodotte dalla musica sono state documentate, a livello cardiovascolare, in pazienti durante la broncoscopia, una stressante procedura medica, attraverso le riduzioni della pressione sanguigna e della frequenza cardiaca  (Tam, 2016). In particolare l’ascolto di brani di Mozart e Strauss agisce su queste variabili (Trappe, 2016). Nei pazienti con disturbi cardiaci, la musica contribuisce a ridurre gli stati d’ansia la percezione del dolore (Koelsch, 2015).

La prospettiva neuroscientifica della gratificazione nella musica.

Ascoltare la nostra musica preferita, o una piacevole, attiva la cosiddetta rete della gratificazione (Koelsch, S. 2014), formata da regioni cerebrali che si accendono insieme quando si vive un senso di piacere in relazione al raggiungimento di uno scopo o alla ricezione di un premio, durante esperienze correlate ai fattori biologici primari (ad es. dopo aver assunto cibo, consumato un rapporto sessuale, vissuto un contatto sociale), e a quelli non primari (ad es. aver aumentato le proprie finanze, aver raggiunto un certo potere o una certa vittoria) (Sescousse, 2013). Si costituisce dei nuclei dopaminergici del tronco cerebrale, dell’area ventrale tegmentale, delle cortecce ventrali ed orbitofrontali, dell’amìgdala, dell’insula e dello striato (Berridge, 2013). Tale condivisione con questa rete cerebrale dimostra quanto la musica sia in sé una gratificazione, un piacere vissuto indipendentemente da cosa restituisce in cambio, misurabile e dipendente dal soggettivo livello di cultura musicale. Il livello di gratificazione musicale, in pratica quanto piacere viviamo durante l’ascolto o la produzione di musica, emerge dai livelli di attività del nucleo accumbens, un’area cerebrale, il cui numero di connessioni con le aree uditive e frontali aumenta in funzione del piacere percepito (Zatorre, 2013). La Barcelona Music Reward Questionnaire (BMRQ) è uno strumento in grado di indagare i cinque fattori  prevalenti nelle differenze soggettive di esperienza di gratificazione musicale. Essi sono: la ricerca musicale, l’attivazione di emozioni, la regolazione dell’umore, la gratificazione sociale e quella sensoriale/motoria (Mas-Herrero, 2013). Attraverso questo strumento si riconoscono le persone con “anedonia musicale”, una condizione indipendente da altre quali depressione o anedonia, in cui sono conservate le facoltà percettive e mnestiche, e che non prevede l’accensione della rete cerebrale della gratificazione solo in relazione all’ascolto della musica. L’anedonia musicale copre circa il 5% della popolazione con bassa sensibilità verso la musica (Zatorre, 2015).

 

Lectio Magistralis “From Perception to Pleasure: Music and its neural substrates” del Prof. Robert J. Zatorre presso l’Università degli Studi di Trento, Center for Mind/Brain Sciences (CIMeC). 

Per approfondire ed info: http://www.gianfilippoorsanigo.it/contact/

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