Descrizione.

Il Blue Whale Suicide Game, recente fenomeno globale, prodotto della sofferenza psicologica e delle tecnologie, consiste nel farsi accompagnare, attraverso i Social, a porre fine alla propria vita in 50 giorni, durante i quali ci sono 50 livelli da vincere per condividere alla fine la propria morte su Internet.

Un grave fenomeno di induzione al suicidio attraverso l’uso di Internet (Leggi il mio articolo di approfondimento sulla relazione tra suicidio ed Internet)

In sei mesi oltre 130 adolescenti si sono suicidati partecipando al Blue Whale, questi numeri non hanno attualmente una reale conferma, forse quelli realmente correlati sono un numero inferiore. In maggioranza sono adolescenti russi poiché sulla versione russa del Social “Vkontakte” si è diffuso il Blue Whale Suicide Game, il cui nome si ispira al destino delle balene quando si spiaggiano, mimando quindi un comportamento suicidario.

Il paradosso di estinguersi per farsi notare, del riconoscimento altrui nel suicidio, di essere quindi presenti nella mente dell’altro grazie alla propria assenza (per sempre), pare non aver alcun senso.

In realtà, per chi si considera una persona senza un presente, senza alcun futuro, frequentemente con una storia di sofferenze psicologiche, di trascuratezza emotiva, di avversità sociali, con profondo senso di vuoto interiore, emozioni non accettabili di paura, rabbia, tristezza ed uso attuale di sostanze, un senso potrebbe averlo.

I partecipanti hanno un “curatore” o “amministratore” personale, il quale fornisce loro le regole e formula un calendario di 50 giorni, al termine dei quali ci sarà il suicidio. I partecipanti non hanno scelta poiché se accettano di partecipare al gioco, non potranno uscirne, altrimenti saranno costretti dai loro “curatori” a farlo, poiché dal profilo Social ne conoscono l’identità e qualunque informazione personale.

Le vittime cadono in una trappola psicologica, hanno paura di qualcuno che li seguirà o farà del male alla loro famiglia se violeranno le regole.

Ad un adolescente hanno scritto: “Tua madre non raggiungerà la fermata del bus domani”, un altro ha cercato di bloccare il contatto del proprio “curatore”, il giorno dopo è stato raggiunto da un messaggio anonimo con scritto: “Non ti potrai nascondere da noi”.

I “curatori” controllano l’autenticità della testimonianza dell’effettivo livello vinto (da dimostrare attraverso una documentazione foto/video da condividere sul Social) per poterne affrontare un altro.

La crudeltà crescente, nell’arco dei 50 giorni, riflette la perversità della mente di chi ha creato il Blue Whale, facilitare la conquista dei livelli consente infatti, in quelle persone con gravi problemi circa il senso del fallimento e dell’esclusione, di esser in grado di realizzarsi in qualcosa, di percepirsi in grado di affrontare e vincere una competizione, conquistare il rispetto ed il consenso attraverso i Social.

L’autore del Blue Whale pare sia Phillip Budeikin, di anni 21, ad oggi in condizione di arresti poiché accusato dalle autorità russe di aver portato al suicidio 15 adolescenti. In una inquietante intervista rilasciata al sito Internet saint-petersburg.ru, Budeikin ha corretto il numero delle sue vittime, 17: “Una felice morte. Ho dato loro cosa non avevano nelle loro vite reali: calore, comprensione, legame”.

Alcuni giornalisti di Radio Free Europe / Radio Liberty hanno creato un falso profilo di una ragazza di 15 anni su VKontakte, hanno raggiunto i gruppi della morte attraverso gli # appartenenti al BlueWhale (ad oggi oscurati), quali #SeaOfWhales, #BlueWhales, #WhalesSwimUpwards, #WakeMeUpAt420, #F53, #F57, #F58 ed altri.

Quanto segue è la trascrizione della loro conversazione online:

Ragazza: “Voglio giocare.”
Curatore: “Sei sicura? Non c’è via di ritorno.”
Ragazza: “Sì. Cosa significa che non c’è via di ritorno?”
Curatore: “Una volta iniziato il gioco, non puoi lasciarlo.”
Ragazza: “Sono pronta.”
Curatore: “Svolgi ogni sfida diligentemente, e senza che nessuno sappia nulla al riguardo. Quando porti a termine una prova, mandami una foto. Alla fine del gioco, muori. Sei pronta?”
Ragazza: “E se volessi uscire?”
Curatore: “Ho tutte le tue informazioni. Ti seguiranno.”

Il giorno 1 di questo percorso mortale consiste nell’alzarsi alle 4;20 del mattino, il giorno 50 nel suicidarsi. Tali informazioni sono state raccolte da un’altra conversazione con un altro “curatore”.

Curatore: “Sono la tua balena personale, ti aiuterò per tutto il gioco fino alla fine. L’ultimo giorno finisce il gioco. Se muori, vinci. Se non muori, ti aiuteremo noi. Sei pronto? Ti invierò la prima sfida alle 4:20 del mattino.”

Nel mezzo  ci sono alcune prove drammatiche da affrontare; incidersi una balena sul braccio con un coltello o con un rasoio, guardare film horror per molte ore, ascoltare per molte ore una traccia triste (colonna sonora del Blue Whale Suicide Game), il cui video, probabilmente solo per una strana coincidenza, ritrae proprio il funzionamento perverso di questa realtà virtuale/reale, una persona triste, sola, ed un’allucinazione in grado di portarla alla morte.

Ганджу – V Λ C U U M 

Il probabile profilo dei carnefici potrebbe essere quello di un GasLighter, quello delle vittime potrebbe facilmente appartenere alle persone con tratti di personalità Borderline, in condizioni di grave depressione, con o senza pensiero suicidario, isolate dal contesto sociale, con esperienze di violenze ricevute dagli adulti o dai loro coetanei attraverso i fenomeni del Bullismo e del CyberBullismo.

Individuare gli adolescenti con probabilità di entrare in queste dinamiche perverse ed anticonservative è responsabilità degli adulti che gravitano intorno alla loro vita, ed agire con estrema responsabilità prevede di contattare lo Psicologo, il quale potrà avvalersi in alcuni casi della collaborazione dello Psichiatra per un supporto psicofarmacologico o per l’ospedalizzazione.

Lo Psicologo aiuterà inoltre i genitori a rapportarsi efficacemente verso i loro figli adolescenti, ad oggi considerati i “Nativi Digitali” poiché appartengono alla prima generazione, nata e cresciuta nelle nuove tecnologie informatiche.

Per approfondire ed info: http://www.gianfilippoorsanigo.it/contact/

Un servizio di RussiaToday sui gruppi della morte apparsi sul Social VKontakte.

Il gruppo di attivisti su Internet, Anonymous, cerca di fermare l’espansione di questo grave fenomeno.