Descrizione.

Le differenze tra i musicisti ed i non musicisti non sono generate dalle particolari differenze biologiche individuali, quanto dai costanti allenamenti con lo strumento musicale praticati nel corso della vita.

 

Differenze anatomiche nelle aree cerebrali dei musicisti.

La plasticità neurale consiste di modificazioni evolutive nelle strutture e nelle funzioni cerebrali in grado di incrementare l’apprendimento e la raffinatezza di alcune abilità.

Questo fenomeno biologico si attiva in reazione ad alcune esperienze quali il continuo e costante allenamento dei musicisti per padroneggiare uno strumento o la propria voce.

In virtù di queste considerazioni non sorprende particolarmente la presenza, in letteratura scientifica, di articoli di ricerca riguardanti le differenze tra musicisti ed i non musicisti in relazione alla quantità ed al livello raggiunto nella pratica musicale.

La Performance Musicale coinvolge la percezione uditiva ed il controllo muscolare, le cui aree cerebrali (somatosensoriale, premotoria, parietale superiore, temporale inferiore) presentano una maggiore quantità di sostanza grigia in proporzione ai livelli di expertise raggiunti (Gaser and Schlaug, 2003).

Un maggior volume del cervelletto, coinvolto nell’apprendimento delle abilità motorie e cognitive, correla con il grado di intensità della pratica musicale effettuata nell’arco della vita (Hutchinson et al., 2003).

Una maggiore quantità di sostanza grigia nel giro di Heschl, un’area della corteccia uditiva coinvolta nelle abilità di discriminazione dell’intonazione e nel riconoscimento delle configurazioni tonali, correla con il grado di realizzazione musicale (Schneider et al., 2002).

Nell’insieme, queste evidenze confermano quanto l’attività musicale sia essenziale nella generazioni delle nuove connessioni tra le aree motorie ed uditive.

La dimostrazione di quanto la pratica musicale sia, a prescindere dall’età dei soggetti, la principale fonte dell’evoluzione di queste aree cerebrali, vi sono studi in bambini di 7 anni di età, i quali, rispetto ai loro coetanei non musicisti, mostravano incrementi della sostanza grigia (Hyde et al., 2009; Schlaug et al., 2009b).

 

Predisposizione di personalità ed esperienza.

La predisposizione individuale, l’insieme degli elementi biologici e personologici, condiziona in parte la qualità dell’apprendimento e dell’espressione musicale.

Ad esempio, la dimensione di personalità dell’apertura verso le esperienze costituisce il maggior aiuto per applicarsi nella pratica musicale a lungo termine (Corrigall et al., 2013).

Questa caratteristica soggettiva costituisce solo una minima parte degli strumenti utili a raggiungere alti livelli di expertise, l’altra sarà certamente la pratica costante nel tempo, conservata ed alimentata dalle motivazioni.

Infatti, senza le esperienze mentali comportamentali quali, ad esempio, la qualità delle motivazioni, la costruzione delle regole per organizzare e pianificare nel tempo l’allenamento musicale, la positiva gestione delle relazioni sociali ed ambientali, oltre alla propria regolazione emotiva, molto difficilmente il musicista potrà accedere agli stati mentali adatti alla Performance.
La maggior teoria della motivazione, la Self Determination Theory, descrive quanto sia essenziale, a fini di crescita personale ed artistica, suonare non solo la musica per la quale percepiamo di essere adatti ed in grado di mostrare una particolare competenza.
Infatti, quando la nostra musica si alimenta con il puro piacere percepito nel suonarla, nasce un senso di libertà ed indipendenza poiché proprio qui agiscono le cosiddette motivazioni intrinseche, quelle utili a determinare la nostra direzione, nella vita e nell’arte, per fare cosa a noi, in sintesi, appartiene profondamente e ci gratifica maggiormente.
La motivazione intrinseca si riferisce alle naturali tendenze, in assenza di riconoscimenti esterni, personali o materiali, ad esplorare con interesse e competizione (verso noi o gli altri) per incrementare le nostre abilità e conoscenze. 
In virtù di questa esplorazione avviene la Self Determination, la determinazione personale della propria direzione di vita ed artistica, grazie alla quale il musicista potrà vivere con passione armoniosa la propria arte attraverso esperienze caratterizzate da emozioni positive, sensazioni di controllo ed indipendenzaalti livelli di concentrazione, benessere percepito, sensazioni di libertà ed indipendenza, vivendo quindi in armonia la propria passione per la musica poiché sarà in equilibrio con le altre aree della vita.
L’ambiente relazionale / sociale condiziona nel tempo tale determinazione personale attraverso l’influenza, positiva o negativa, nella realizzazione delle tre, fondamentali, necessità psicologiche, presenti in noi fin dalla nascita.

Esse sono:

La competenza (essere in grado di fare qualcosa);
L’indipendenza (fare scelte libere);

La relazione (costruire rapporti positivi).

Regolazione personale e qualità della motivazione.

Il concetto di regolazione personale influisce nella qualità delle motivazioni, presenta una evoluzione (Fig.1) per la quale si assiste ad una estremo negativo in cui l’individuo non ha un particolare senso di efficacia personale e di controllo delle proprie azioni, portandolo quindi a non avere propulsioni a suonare (Motivazione Assente), ad uno centrale in cui le ragioni per suonare ed i feedback sono principalmente esterni (Motivazione Estrinseca), per arrivare a quello maggiormente funzionale con ragioni e feedback interni (Motivazione Intrinseca).

La motivazione si evolve in parallelo con la regolazione personale, caratterizzata da una qualità crescente (Fig.1) le cui funzioni consentono di:

  • costruire le regole per organizzare e pianificare nel tempo l’allenamento musicale;
  • controllare positivamente e percepire realisticamente i propri livelli di expertise;
  • gestire positivamente le relazioni sociali ed ambientali;
  • gestire positivamente le proprie emozioni. 

La regolazione esterna consiste nel suonare per raggiungere riconoscimenti materiali (economici o di status) o evitare punizioni (umiliazioni o esclusioni) in funzione di feedback esterni. Presenta bassi livelli di senso di controllo e percezione di appartenenza;

La regolazione introiettata consiste nel suonare con senso di controllo, senza percepirne l’appartenenza (“controllarsi positivamente, ad esempio, quando suoniamo musica in cui non crediamo personalmente);

La regolazione identificata consiste nel suonare con senso di controllo e percezione di appartenenza (“controllarsi positivamente, ad esempio,quando suoniamo musica in cui crediamo personalmente poiché in essa ci riconosciamo”);

La regolazione integrata consiste nel suonare con il maggior senso di controllo e la maggiore percezione di appartenenza poichè quella particolare musica esprime la nostra identità profonda. In questo stato di regolazione si realizza l’avanzamento verso la Motivazione Intrinseca in quanto la determinazione personale della propria direzione di vita ed artistica potrà essere maggiormente autentica. 

Regolazione Comportamentale nella Motivazione

 

Fig. 1 
Evoluzione della motivazione e della regolazione personale.

 

Conclusioni.

In sintesi, il musicista si identifica dalla quantità e dalla qualità della  pratica effettuata costantemente nel tempo.
In virtù di queste evidenze emergono i ruoli delle motivazioni e del supporto ambientale per conservare ed alimentare nel tempo la passione per la propria musica.

 

Per approfondire ed info: http://www.gianfilippoorsanigo.it/contact/

 

Bibliografia.

Corrigall K. A., Schellenberg E. G., Misura N. M. (2013). Music training, cognition, and personality. Front. Psychol. 4:222 10.3389/fpsyg.2013.00222.

Gaser C., Schlaug G. (2003). Brain structures differ between musicians and non-musicians. J. Neurosci. 23, 9240–9245.

Hutchinson S., Lee L. H.-L., Gaab N., Schlaug G. (2003). Cerebellar volume of musicians. Cereb. Cortex 13, 943–949 10.1093/cercor/13.9.943.

Hyde K. L., Lerch J., Norton A., Forgeard M., Winner E., Evans A. C., et al. (2009). Musical training shapes structural brain development. J. Neurosci. 29, 3019–3025 10.1523/JNEUROSCI.5118-08.2009

Schlaug G., Norton A., Overy K., Winner E. (2005). Effects of music training on the child’s brain and cognitive development. Ann. N.Y. Acad. Sci. 1060, 219–230 10.1196/annals.1360.015

Schneider P., Scherg M., Dosch H. G., Specht H. J., Gutschalk A., Rupp A. (2002). Morphology of Heschl’s gyrus reflects enhanced activation in the auditory cortex of musicians. Nat. Neurosci. 5, 688–694 10.1038/nn871.